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Il processo, la Puma e il Milan: Italia-Conte, un rapporto sempre in bilico

Due anni fa, di questi tempi, ipotizzare Antonio Conte alla guida della Nazionale era francamente impensabile. L’attuale ct si avviava a vincere il quarto Scudetto consecutivo alla guida della Juventus, stava programmando la squadra futura col club bianconero e nonostante qualche diatriba verbale – il ristorante da 100 euro, il fatturato e le big europee – le due parti sembravano aver trovato un accordo di massima per portare avanti il rapporto.
Poi, sappiamo tutti cosa è accaduto. Conte nell’estate successiva lasciò a sorpresa la Juventus e il club bianconero, nel giro di poche ore, lo sostituì con Massimiliano Allegri. Anche la FIGC in quei giorni stava valutando il nome del successore di Cesare Prandelli e Carlo Tavecchio, neo presidente della Federazione, decise di puntare su Antonio Conte.
Subito una serie di problematiche. Innanzitutto, il processo di Cremona sul calcioscommesse nel quale è presente anche il nome dell’attuale ct. La situazione non poteva che creare (e crea ancora) imbarazzo, visto che la partita tra la Giustizia Sportiva e Conte è ancora in corso e dovrebbe chiudersi solo poco prima dell’inizio dell’Europeo.
“Sono stato lasciato solo. Da Coni e Figc nessuna chiamata. Non ridarei le carte a Palazzi così in fretta”, ha sempre detto il pm Di Martino in merito alla questione. E l’ingaggio di Conte, deciso in prima persona da Tavecchio, non ha certo evitato di creare ulteriori pressione su chi dovrà giudicare.
Contemporaneamente a questa scelta, la questione ingaggio. Conte per accettare il ruolo di commissario tecnico chiese un ingaggio da quattro milioni di euro netti a stagione. Tavecchio riuscì ad accontentarlo, affidandosi nelle mani dello sponsor Puma che ha contribuito all’ingaggio pagando la metà degli emolumenti. Da lì i sospetti che la Puma potesse influire sulle scelte del ct, che Balotelli potesse essere ‘spinto’ verso la Nazionale. Rumors che sono stati smentiti dai fatti, anche perché lo stesso Balo con le sue prestazioni s’è autoescluso.
Dalle vicende entra-calcistiche a quelle di campo, anche in questo caso questi 18 mesi non sono scivolati via in maniera serena. Conte fin da subito s’è lamentato per la mancanza di un lavoro quotidiano alla guida di un club. Ha chiesto stage incompatibili con il calendario delle società e fin dalla scorsa estate ha flirtato con le società alla ricerca dell’offerta giusta. Ci ha pensato il Milan, col club rossonero che per ammissione dei suoi stessi dirigenti ha trattato con l’attuale ct. Fu addirittura avanzata una proposta, un’offerta che poi – come fatto anche da Ancelotti – venne rispedita al mittente.
Un no che non è stato ripetuto lo scorso Natale, quando sono iniziati i primi incontri con i dirigenti del Chelsea. Antonio Conte, molti mesi prima di iniziare la sua prima competizione alla guida dell’Italia, ha chiuso l’accordo col club londinese per le prossime tre stagioni. L’ennesima bordata a una Federazione che due estati fa, spinta da una richiesta popolare di repulisti generale, si lasciò andare a una scelta troppo frettolosa. E ora ne sta pagando le conseguenze.

fonte: tuttomercatoweb

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